In Identity denied la negazione di sé diventa una gabbia tangibile, ma non assoluta.
I polsi tentano invano di nascondere un volto che ancora rivendica la propria presenza. Nonostante il vincolo, sopra e intorno al soggetto si sprigiona una luminescenza improvvisa, un’aura che sembra nascere proprio dallo sforzo di resistere alla costrizione.
Le incisioni si fanno eteree e radiose in quella luce che avvolge la figura, suggerendo che nessuna catena può spegnere del tutto la scintilla vitale di chi combatte per non scomparire.