L’opera di Pazzoni è un viaggio, non tra luoghi, ma prospettico. Inizialmente la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad una stampa o una fotografia. Avvicinandosi al quadro però il comfort scompare, lasciando spazio al disorientamento e ad una perdizione quasi al limite dell’ipnotico.
Spazi, spessori e texture inedite sorprendono chi guarda attirando in una danza tra pieni e vuoti, chiari e scuri.